L’ACCESSO ALLE MAIL PERSONALI DEI DIPENDENTI DAL PC AZIENDALE CONFIGURA REATO

L’ACCESSO ALLE MAIL PERSONALI DEI DIPENDENTI DAL PC AZIENDALE CONFIGURA REATO

Principalmente in questo periodo di serrato smart working, il controllo datoriale sull’operato dei propri dipendenti rischia di sfociare in responsabilità penale.

Con la sentenza n. 540/2020, la Corte d’Appello di Milano, sezione lavoro, ha disposto la (in)utilizzabilità in giudizio delle e-mail personali dei dipendenti, pur se rinvenute sul pc aziendale, quand’anche si tratta di reprimere illeciti. L’accesso alla casella di posta elettronica dell’interessato, infatti, è notoriamente protetto da credenziali, la cui inosservanza implica in astratto un reato: violazione di corrispondenza se non l’accesso abusivo a un sistema informatico.

Nel caso di specie, è stato accolto il gravame incidentale degli ex dipendenti nell’àmbito della controversia per concorrenza sleale nei confronti del datore di lavoro. La Corte addiviene alla conclusione che l’impresa, nel recuperare le mail dei dipendenti dal server aziendale, non si è dotata di policies e sistemi di controllo adeguati: la prova che i lavoratori siano responsabili degli addebiti non sussiste, dal momento che il datore non ha sufficientemente illustrato il sistema attraverso cui ha reperito nei backup di posta elettronica aziendale la corrispondenza attinente all’account personale degli interessati.

Nota a sentenza del

dr. Antonio PELLICANO

Trainee  Studio Legale Ass.to Avv.ti Dibitonto

dottorando di ricerca in Neuroscience and Education, indirizzo Diritto del Lavoro, presso l’Università degli Studi di Foggia